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domenica 12 ottobre 2008

PROTEGGERE I RISPARMI: ECCO IL PENSIERO DI ECONOMY - VEDETE VOI..


12/10/08
PROTEGGERE I RISPARMI: ECCO IL PENSIERO DI ECONOMY - VEDETE VOI..
Da Economy n° 41 del 8 Ottobre 2008
Se tutti noi, domattina, andassimo contemporaneamente allo sportello della nostra banca e chiedessimo di ritirare subito, in contanti, tutti i nostri soldi depositati lì, cosa accadrebbe? Che la banca, per solida che fosse, non riuscirebbe ad accontentarci senza vendere i titoli nei quali ha frattanto investito i nostri soldi, ma dovrebbe venderne tanti - per rimborsare tanti clienti - e così facendo li farebbe crollare di prezzo, e noi porteremmo a casa la metà del valore depositato, a dire tanto.
Ecco il pericolo, ecco il fenomeno disastroso che i banchieri più avveduti temono, giustamente, che possa accadere: il "panic selling", le vendite parossistiche, quelle del "si salvi chi può". La corsa agli sportelli, come avvenne a Londra, quando si seppe che la Northern Rock stava per fallire e tutti i correntisti si precipitarono alle filiali per ritirare i quattrini, finendo col trovarle chiuse fino a quando il Tesoro britannico non intervenne a tappare il buco con una vagonata di sterline. Ecco: chi conosce la realtà del mercato finanziario non giustifica, nonostante la crisi, questa purtroppo possibile corsa ai contanti e d'altra parte dice che comunque ormai è tardi per pensarci, cioè che chi ci prova oggi ne esce scottato, con forti perdite. Che insomma lasciarsi prendere dal panico ora significa solo farsi del male.
Per capire come mai, bisogna ricordare un paio di concetti fondamentali: 1) Il tempo è denaro; 2) Il prezzo di ogni bene è dato dall'equilibrio tra domanda e offerta, non c'è nessun valore "vero" in assoluto. Ora, noi sappiamo che questa generazione di scienziati pazzi della finanza americana che tutti - giornalisti compresi - per decenni abbiamo idolatrato ha spacciato nel mondo una "bolla" di titoli-spazzatura che ha oggi un valore "nozionale" (cioè nominale, di facciata) pari a quasi 600 mila miliardi di dollari, 15 volte il Pil del pianeta. Come dire che il debito pubblico italiano, pari ad appena una volta il Pil del nostro Paese, al confronto è una bazzecola. Non solo: mentre il debito pubblico italiano è per un buon 60% nelle mani di noi risparmiatori italiani (quindi il debito dello Stato è bilanciato dal credito dei privati, con un saldo sano dell'economia del Paese) le banche americane hanno venduto i loro titoli spazzatura a mezzo mondo e li hanno fatti comprare a debito (come nel caso del mutui subprime): cioè non contro denaro, ma contro promesse di pagamenti futuri.
Oggi, se anche solo un investitore su 15 rivolesse indietro i suoi soldi, le banche dovrebbero tirar fuori tanto denaro quanto il Pil mondiale di un anno. Impossibile. Se invece nessuno vende, col tempo anche quella mostruosa sproporzione tra economia reale e valore nominale dei titoli in circolazione tenderà a ridimensionarsi e chi venderà i suoi titoli troverà nuovi acquirenti. Ma col tempo, che è denaro.
Che fare, quindi? Stare fermi, almeno noi in Europa, in Italia. La percentuale, anche indiretta, di contaminazione del nostro sistema finanziario dai virus dei derivati americani è davvero minima. Ma attenzione: tutti corriamo un rischio gravissimo d'impoverimento se, anziché tranquillizzarsi e attendere che passi la tempesta, i risparmiatori scaraventeranno sul mercato i loro risparmi. Forse a venderli riusciranno: ma sarà una svendita. Appunto, il panic-selling. Se il più furbo investitore istituzionale del mondo, l'americano Warren Buffett - che di crisi ne ha viste tante - è tornato a comprare in Borsa, qualche ragione l'avrà avuta.
P.S. Questa copertina Economy l'ha volutamente dedicata all'industria della nautica, floridissima in mezzo alla crisi. Anche questa è "economia reale".
di Sergio Luciano sergio.luciano@mondadori.it

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